Turning past patterns into new strengths

La vita è un continuo passaggio da una figura di riferimento a un’altra. Almeno così pensavo fino a qualche giorno fa. Avere figure di riferimento mi risulta in qualche modo sempre un po’ ostico, perché malgrado sia prezioso poter disporre dei consigli di qualcuno che ha già percorso la strada che si sta per intraprendere, una radicale esigenza di autonomia pensante spinge costantemente a porre se stessi come proprio riferimento.

Due sere fa, un lampo: più che figure di riferimento, si tratta di persone a me simili. La similitudine funge da magnete per l’attrazione delle persone. Detta con Alan de Botton, per esempio:

“The more closely we analyze what we consider ‘sexy,’ the more clearly we will understand that eroticism is the feeling of excitement we experience at finding another human being who shares our values and our sense of the meaning of existence.”

Dando un’occhiata più da vicino a ciò che sperimento come “me”, tuttavia, mi chiedo con cosa sia il caso di identificarmi per trovare una dimensione in cui l’affinità sia potenzialmente estesa a ciascun essere umano. Se mi concepisco come parte dell’Universo, come ingranaggio della Grande Macchina (che l’ingranaggio sia piccolo o grande, poco importa), tutti dovrebbero essermi simili in quanto parti! E quando mi identifico con la mia personalità, ritrovare similitudini con gli altri può risultare tanto più difficile quanto più accentuo l’importanza delle mie particolarità. Un focus spostato su valori comuni, invece, stimola un sentimento di fratellanza con gli altri.

Come realizzare un costante equilibrio tra questi due fattori? La particolarità va preservata in quanto ricchezza. Non incoraggiamo l’omologazione per timore di non trovare dei simili. Spostiamo semplicemente la nostra attenzione sui nostri principi, sul Principio. Allora la pace e lo spirito di fratellanza busseranno alla porta, e le particolarità occhieggeranno come splendidi fiori nel giardino della vita.