Ah, l’amour..

La sfida #2.

L’influenza di ieri non ha fatto altro che accentuare i sintomi di una febbre che non passa: l’Amour.

Che coss’è l’amor?

Mi preoccupa questa necessità impellente di dover fare chiarezza sull’amore. Forse, è una cosa che non ho mai provato.

Sprofondando nella classica, a tratti deprimente incertezza che incatena il seduttore timido e mediocre, ho optato per la scrittura…sì, perché non le scrivo?, mi sono chiesto. Finalmente ti dedico qualcosa sul kumarproject, Uma.

Cara M.,

La nostra non-relazione, la mia relazione con te, sta cambiando. La visione romantica, idealistica, alimentata da illusioni e speranze rinnovate in risposta ai tuoi silenziosi dinieghi, si sta sgretolando. Credo che ciò sia un bene. Tutti i ricordi che conservo di te devono spezzarsi, per poterti vedere integra, così come sei, adesso.

Da questo deserto possono nascere fiori bellissimi, o pur niente.

La predestinazione, visione fanciullesca, non merita più attenzioni; inaspettatamente, si rivela affatto spirituale. Poiché la scienza dello spirito vive nel qui e ora, nell’oceano di infinite possibilità allo stato latente, delle quali una sola goccia per volta possiamo assaggiare.

Nel qui e ora, nessuna mente esiste, nessuna delle infinite possibilità immaginate. Il mio qui e ora? La penna che scorre sul foglio.

The art of turning everything upside-down.

Metto tutto in discussione per vedere se qualcosa rimane. Provo ad allontanarmi dall’idea che ho di te, per vedere se può arrivarne un’altra, fresca, incontaminata.

Ti rinnego. Ci sei? Esisti ancora dentro di me? Cosa ci lega, cosa ci unisce se, nonostante tutto, qualcosa rimane?

Per arrivare alla domanda esistenziale #1 in campo di veri o apparenti amori non corrisposti:

Posso scegliere di chi innamorarmi? Come faccio a cambiare idea?!


 

Mi sentivo al capolinea. Per fortuna sul comodino mi stava aspettando, fresco di prestito interbibliotecario, il romanzo di Alain De Botton “Esercizi d’amore”. Non avrei potuto escogitare maniera più efficace per creare ulteriore confusione, e al contempo crogiolarmi nella comprensione di chi si accorge che, in fondo, siamo tutti sulla stessa barca.

Facendoci scudo del fatalismo romantico, cerchiamo di eludere l’inconcepibile sospetto che il bisogno di amare venga sempre prima del nostro amore per qualcuno in particolare.

Centro.

[…] Il mio errore fu confondere il destino ad amare con il destino ad amare una certa persona. L’errore fu credere che Chloe, non l’amore, fosse inevitabile.

Liberatorio, per certi versi. Ma ecco l’altra faccia della medaglia:

Il momento in cui avrei pensato che il nostro incontro non era stato altro che un accidente, solo una probabilità su 5840,40, sarebbe stato anche il momento in cui avrei smesso di sentire l’assoluta necessità di una vita con lei, e avrei quindi smesso di amarla.

[…] Se mi spingevo a chiamarlo amore, nonostante i dubbi, sia psicologici che epistemologici, era forse per la consapevolezza che l’uso di tale parola non è mai del tutto appropriato. Non essendo l’amore un luogo, né un colore, né una reazione chimica, ma tutte e tre le cose e di più, o nessuna di queste e di meno, non era a discrezione di ognuno decidere quando il momento era giunto? Il problema non usciva dalla speculazione accademica su vero e falso? Amore o soltanto ossessione? Chi, se non il tempo (esso stesso mentitore), avrebbe potuto svelarlo?

Alain, grazie. Mi hai restituito quel poco di potere personale di cui avevo estremo bisogno.

Turning past patterns into new strengths

La vita è un continuo passaggio da una figura di riferimento a un’altra. Almeno così pensavo fino a qualche giorno fa. Avere figure di riferimento mi risulta in qualche modo sempre un po’ ostico, perché malgrado sia prezioso poter disporre dei consigli di qualcuno che ha già percorso la strada che si sta per intraprendere, una radicale esigenza di autonomia pensante spinge costantemente a porre se stessi come proprio riferimento.

Due sere fa, un lampo: più che figure di riferimento, si tratta di persone a me simili. La similitudine funge da magnete per l’attrazione delle persone. Detta con Alan de Botton, per esempio:

“The more closely we analyze what we consider ‘sexy,’ the more clearly we will understand that eroticism is the feeling of excitement we experience at finding another human being who shares our values and our sense of the meaning of existence.”

Dando un’occhiata più da vicino a ciò che sperimento come “me”, tuttavia, mi chiedo con cosa sia il caso di identificarmi per trovare una dimensione in cui l’affinità sia potenzialmente estesa a ciascun essere umano. Se mi concepisco come parte dell’Universo, come ingranaggio della Grande Macchina (che l’ingranaggio sia piccolo o grande, poco importa), tutti dovrebbero essermi simili in quanto parti! E quando mi identifico con la mia personalità, ritrovare similitudini con gli altri può risultare tanto più difficile quanto più accentuo l’importanza delle mie particolarità. Un focus spostato su valori comuni, invece, stimola un sentimento di fratellanza con gli altri.

Come realizzare un costante equilibrio tra questi due fattori? La particolarità va preservata in quanto ricchezza. Non incoraggiamo l’omologazione per timore di non trovare dei simili. Spostiamo semplicemente la nostra attenzione sui nostri principi, sul Principio. Allora la pace e lo spirito di fratellanza busseranno alla porta, e le particolarità occhieggeranno come splendidi fiori nel giardino della vita.