Futuro e realtà

Mentre sono occupato a sognare il futuro, di tanto mi fermo ad osservare la realtà presente. Mi piace considerarla la materializzazione di un vecchio sogno.

Ieri sera, mentre seguivo Keiichi Matsuda al Meet The Media Guru, ho visto abbozzi del 1913 di “città del futuro”. Oggi sono realtà di tutti i giorni.

Matsuda ha quindi mostrato i propri progetti sulla Realtà Aumentata (check it out!), una visione del futuro non molto lontana e meno che mai irrealistica.

C’è un bel movimento di entusiasti così come di scettici attorno a tutto ciò, di come si realizzerà e di che cosa comporterà. Ma che dire della visione di Matsuda? Da dove è scaturita? Questo è importante. Perchè se capiamo da dove vengono quelle visioni, allora non è necessario preoccuparsi di come avverranno e di che cosa comporteranno. Tutto sarà conseguenza naturale di quella potente visione.

Ieri sera, l’audience mostrava entusiasmo e scetticismo. Matsuda stava tranquillamente seduto, osservando i primi passi della sua creatura. Questo mi sorprende! L’esatto contrario dei comizi politici, in cui l’oratore si surriscalda inutilmente per un pubblico indifferente. C’è molto da imparare da personaggi ispirati come Keiichi, che trasmettono la ferma tranquillità di vite saldamente ancorate al campo delle intuizioni.

Esse si riconoscono per la loro capacità di farci muovere oltre i limiti che ci imponiamo. I programmatori non sarebbero in grado di sviluppare i prototipi su cui si sta lavorando ora, senza quell’ispirazione che è benzina per un’automobile altrimenti ferma. Senza un generale visionario, i soldati non si lancerebbero in battaglia, insomma.

Torniamo alla nostra scrivania e al nostro 3×3.

Come trasferisco la visione e l’intuizione alla mia vita? Dove vado a prenderla?

E’ già in azione.

Pensiamo al nostro presente come al sogno di ieri. Può essere meglio o peggio di quello che ci aspettavamo, ma non ostacola la nostra abilità di guardare avanti. Per quante volte potremo inciampare e fermarci a vedere dove mettiamo i piedi, non smetteremo di guardare alla meta. Qualche volta ci volteremo, e nostalgicamente noteremo quanta strada abbiamo già percorso.

Riuscite a vedere l’intero viaggio in questo secondo? E’ tutto qui, è tutti qui…

Godspeed