Al diavolo il Creatore!

Ogni tanto, prendere in mano un libro è come andare in guerra. Leggere solo per scontrarsi con l’autore, per definire al negativo il proprio pensiero. Come in una camera oscura.

Ieri sera sono ritornato sulla lettura di “Quando tutto cambia, cambia tutto“, e non riuscivo a rendermi simpatica l’idea che le emozioni e i pensieri possono essere cambiati…

La mente decide di sentirsi in un certo modo. Le emozioni sono un Atto di Volontà.

Queste parole sembrano tessere di un mosaico incompleto. Esse vogliono catalizzare un cambiamento migliore; consapevoli del nostro potere creativo, siamo effettivamente ben predisposti ad attuare il cambiamento che vorremo vivere. Mi sembra tuttavia che vi sia un punto cieco in tutto questo. Viene ignorato il fatto che il nostro aspetto Divino non ha alcuna preferenza rispetto alle opzioni esistenziali possibili? Forse che lusingandoci di essere padroni del nostro destino, il cambiamento acquista maggior velocità? In fondo, è legittimo voler attuare un qualsiasi cambiamento alle nostre vite. Quando qualcuno mi ricorda che ho questa possibilità, vedo che il gap tra il dire e il fare si accorcia, e lo reputo un grande salto evolutivo.

Probabilmente non si tratta nemmeno di noi. Parlare di noi stessi quali “creatori del cambiamento” potrebbe essere un semplice mezzo per rendere tutto più fluido. Allo stesso tempo l’io agente continua a sopravvivere. Non mi va. Davvero noi siamo i creatori del cambiamento: ne siamo l’origine. Esistiamo prima, durante e dopo il cambiamento. Tuttavia non ne determiniamo la direzione; non che non sia in nostro potere, quanto piuttosto non di nostro interesse. Chi è sempre uguale a se stesso non dirige il flusso degli eventi.

S’è capito, mi risulta difficile conciliare l’idea di osservatore con l’idea di un creatore che preferisce una situazione rispetto all’altra. Ecco, preferirei concentrarmi sull’osservatore…

Sai, forse il Creatore non ha davvero nessuna preferenza.

Concentrarsi sull’aspetto creativo può essere un aiuto per promuovere un cambiamento in qualche modo “migliore” (ho paura a usare questa parola!). La nascita di situazioni “migliori” è imputabile a una scelta deliberata? Sì. Ma la causa principale è, a mio modestissimo parere,  lo stato di estesa consapevolezza cui accediamo grazie allo shift mentale sul nostro aspetto creativo. È come se, partendo da uno stato di consapevolezza espansa, situazioni reputate “migliori” (aargh!) possano fluire automaticamente attraverso si noi. Contattare la nostra parte creativa non è importante per l’enfasi posta sulla possibilità di scelta, quanto piuttosto su un dilatamento della coscienza da cui possa fluire automaticamente il cambiamento che noi desideriamo profondamente.


 

Essere consapevoli della possibilità di cambiare i propri pensieri apre alla possibilità che ciò possa avvenire. Nella aggiunge e nulla toglie a quanto già sta accadendo. Ma non voglio rimanere attaccato a questa forma mentis. Creare implica una dimensione spazio-temporale in cui agire, e se per qualche breve istante abbiamo intuito l’importanza di essere liberi da tutto ciò, non è il caso di concentrarsi troppo su questa capacità.


 

Non puoi dire di non avere il controllo sulla realtà in cui ti trovi.

Yes, babe. Questa frase mi mette a disagio. Ho paura di attuare il cambiamento, forse solo perchè fino ad ora l’ho sempre conosciuto come un ciclo di dolore-piacere, e vorrei uscire da questo loop.


 

Perchè tutta questa enfasi sulla bontà del nostro aspetto creativo, mi chiedo?

È come se l’io creatore, dopo essersi sentito dire quante cose orribili abbia fatto nel corso della Storia, avesse bisogno di una profonda rivalutazione, di una redenzione, prima di potersi dissolvere…